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“Delitti ai navigli di Milano” di Giancarlo Bosini. Recensione di Tiziana Viganò







Giancarlo Bosini è un architetto che si è occupato a lungo dei navigli di Milano: sulla loro storia ha pubblicato “I navigli di Milano” (2019, Macchione editore). Questi canali erano stati aperti all'interno della città fin dal Medioevo: all'inizio del Novecento si contavano circa cento vie d'acqua, ma dal 1929 cominciarono a essere coperti con il pretesto di ragioni igieniche e viabilistiche, ma in realtà per speculazione edilizia.


Anche in questo libro come già in “Giallo Milano” (2016, 0111 edizioni) i navigli sono protagonisti, non solo sfondo al racconto. Lo scrittore è milanese purosangue e descrive con partecipazione e competenza, frutto di uno studio accurato, l’atmosfera, i quartieri popolari e i personaggi che li animano.

Ci fa vivere la vita milanese, descrive l'ambiente, il paesaggio avvolto nella nebbia, la gente e le sue attività con ricchezza di dettagli, le osterie, espressione della cultura del popolo, dove si mangia si beve si canta, cita nomi, luoghi ed eventi dell'epoca. È un momento cruciale per la città, in cui venne deciso il cambiamento radicale dell’assetto urbano, a favore della speculazione edilizia, contro tutti i lavoratori che campavano proprio su quelle vie d'acqua importantissime.

Il romanzo si svolge nel 1928 e si apre con la conversazione tra due lavandaie che fanno il loro lavoro davanti al brellin, il panchetto che serviva per lavare i panni nell'acqua del naviglio. Una scena, oggi dimenticata, che si poteva vedere ancora negli anni Settanta, almeno sul Naviglio Grande e sul Pavese, gli unici rimasti ancora aperti in città: poi le lavandaie sono sparite, grazie all’arrivo delle lavatrici meccaniche.

Nell'acqua sono stati ripescati tre cadaveri in poco tempo. Un giornalista del Corriere della Sera, Martone, Io narrante, passeggia lungo il canale e si avvia verso il Brellin, un'osteria dove trova sempre conforto e amicizia in Teresa. Martone, caduto in disgrazia perché inviso ai suoi capi fascisti, è stato relegato a correggere bozze, ma vorrebbe trovare informazioni interessanti e indagare sui tre omicidi per riabilitarsi. Impresa non facile, dato che anche il vicedirettore è servo del partito al potere.

Forse i cadaveri torturati e strangolati con filo di ferro sono stati giustiziati dalla ligera, la malavita milanese, oppure dalla camorra, arrivata ovunque con favore del regime che la usa come braccio armato, oppure dalla onnipresente OVRA, la temibile polizia politica fascista? C'è la possibilità di un coinvolgimento di membri del partito in queste morti misteriose?

Il commissario Navarro, amico del giornalista, è certo che si tratti di un maniaco, come allora si chiamavano in Italia i serial killer. Martone comincia a indagare sul rompicapo, mancano indizi o moventi e inevitabilmente entra in collisione con le camicie nere.

Che cosa lega un imprenditore tessile, un mugnaio e un agricoltore?


A ridosso del Duomo c'è un quartiere malfamato, il Bottonuto, sede di ogni vizio e bassezza, e nel vicolo del Peocett c'è uno dei più famosi bordelli, luogo ideale per trovare informazioni. Ma chi parla è in pericolo, e la prostituta Mimì viene uccisa, provocando un grande senso di colpa in Martone. Infine un napoletano confessa gli omicidi e si suicida: tutto pare risolto, ma non è così...


Fuori dalla Cerchia dei Navigli, il centro antico di Milano e oltre i Bastioni spagnoli, la seconda cinta muraria secentesca, all’inizio del Novecento c'erano ancora molti orti dove si coltivavano verdure e frutta per tutta la città. Quei terreni avevano un enorme valore e fu facile trovare una soluzione: la copertura dei Navigli bloccherà le attività artigianali e industriali sui corsi d'acqua, cancellerà i preziosi mulini ed eliminerà la navigazione sui canali che collegavano i laghi lombardi fino al Po, rendendo Milano ricca e fiorente per centinaia d'anni.

Delitti ai navigli di Milano” è un giallo dall’intrigo appassionante, scritto con abilità narrativa che intreccia l’indagine con gli eventi storici: in centocinquanta pagine Giancarlo Bosini è riuscito a portarci con un rapido salto temporale in un ambiente che i milanesi ricordano solo grazie alle fotografie e ai filmati dell’epoca, perché in questi novant’anni la città è diventata irriconoscibile, moderna, evoluta, internazionale.

Solo un tratto del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese arrivano in città, alla Darsena di Porta Ticinese, e non vedono più chiatte e barconi da lavoro, ma pullulano di bar e ristoranti di ogni colore, affollatissimi per la movida serale.


“Delitti ai navigli di Milano”

di Giancarlo Bosini

genere: giallo

editore: Macchione, 2024

pagine: 152

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