"Poppo" di Giampiero Calibano per IL VIZIO DI SCRIVERE - EMOZIONI IN 30 RIGHE

L'emozione è VERGOGNA


Claudio unisce le mani e con un bagher rilancia la palla per Paolo, che con il corpo teso in avanti schiaccia. Non abbiamo una rete e nemmeno un campo vero e proprio; ci basta un cancello qui in borgata.

Ornella è molto alta, lei gioca come un maschio.

- Piero, vieni a giocare – mi fa – dai, siamo uno in meno.

- Dai Poppo, vieni. Te l’ha chiesto pure Ornella – insiste Sandro.

I maschi mi chiamano così: “Poppo”.

Avete presente il vezzeggiativo per la cacca dei bimbi: “Pupù”

Ecco, poppo è il singolo salsicciotto.

- Dai, smettetela! – prova a difendermi Francesca.

I suoi occhi sembrano delle pietre preziose, quanto mi piace. Lo so però, che lei non prova niente per me.

- No! Non è giornata oggi, preferisco guardare - rispondo.

La squadra di Paolo e Claudio vince. È tempo di tornare a casa.

Io rimango ancora po’ , spero che Francesca ritardi a salire per la cena.

Anche Paolo rimane.

Vedo le loro mani che si sfiorano. Sono vicini e non si accorgono di me.

- Vabbe’, mi sa che vado – dico, con un fil di voce.

- Poppo, dove eri nascosto?

Francesca gli da’ una gomitata, leggera.

Io metto le mani in tasca e mi avvio.

Mi volto solo un attimo, quel tanto che basta per vedere il loro bacio.


Sabato Ornella fa il compleanno: tredici anni. Per l’occasione mi sono gonfiato i capelli con il phon e messo un po’ di gel.

La mamma di Ornella mi apre la porta, la saluto e mi fiondo verso il tavolo delle bibite. La Coca Cola a casa mia non si usa.

Ornella non è male, se non fosse così alta potrebbe anche piacermi.

Sergio, il cugino, è quello che sceglie i dischi. Con la musica Funky ci scateniamo tutti.

Poi alla festa arriva una ragazza che non conosco. Ha dei degli occhioni da cerbiatto, mi sono già innamorato. Sembra sia un’amica di Claudio, che la presenta a tutti.

- Martina, lui è Poppo.

- Ciao, Poppo – mi fa Martina.

Tutti ridono, anche Francesca.

Per me è troppo.

Non trattengo le lacrime e scappo via.

Fuori in strada il marciapiede mi sembra più sporco che mai.

Franco mi raggiunge e cerca di convincermi a tornare alla festa.

- No, basta! Non ne voglio più sapere di voi.

- Ma io che c’entro? – mi chiede lui.

Mi vergogno di questo soprannome. Nessuno ragazza si metterà mai insieme a me.

- Ma tu hai mai baciato una ragazza? - gli domando.

- Una mezza volta.

- Che significa una mezza volta – ribatto, intanto che ci avviamo verso il bar.

- Le hai cento lire per il flipper?

Tiro fuori la moneta dalla tasca e lo sfido. Meno male che c’è Franco, lui è l’unico che non mi chiama Poppo.



Calibano è uno pseudonimo. Nasce a Roma negli anni del boom economico, invece che ai bordi, in piena periferia. Gli anni passano e di cose ne ha fatte tante, nessuna gli sembra riuscita bene: è un inguaribile pessimista, però non smette di sognare. Vive sulla terra, almeno per adesso, ma conta di poter tornare al mare. Apprezza la bellezza in tutte le sue forme e di bellezza vorrebbe nutrirsi.

Legge molto e ogni tanto di notte scrive, certe volte spuntano fuori dei racconti.

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