"Nel bosco" racconto di Fiorenza Pistocchi per Il Vizio di scrivere - Emozioni in 30 righe

L'emozione è PAURA



È quasi sera. Il bosco è silenzioso, l’aria umida odora di muschio e di felci che si sfaldano. Il sentiero è a malapena visibile tra l’intrico di rami e arbusti. L’uomo si muove con circospezione, attento a ogni rumore, con l'occhio fisso al cammino da percorrere. Lancia veloci sguardi intorno, per controllare ogni ombra, ogni movimento. Ai piedi ha delle bende di stracci che non gli consentono un’andatura spedita, ma gli danno un incedere silenzioso, che non turba la pace del luogo. Tiene un bastone nella mano destra, con il quale sposta i rami che gli impediscono il passaggio, mentre con la sinistra si appoggia agli alberi che segnano il sentiero.

Ha paura, ma ha una missione da svolgere. Altri gliel'hanno affidata, sperando che la sua saggezza e la sua bontà possano ottenere il risultato sperato. Il sentiero termina sulla riva del lago, il silenzio si fa irreale e l’uomo scruta i profili delle rive, cercando di distinguere una traccia.

All’improvviso ciò che sembrava un oscuro intreccio di rami si scioglie e diventa un lupo in cammino. È lui che l'uomo deve incontrare, tanto tempo fa è stato un timido cucciolo, ma ora l'energia che traspare dai movimenti, il portamento regale del capo, la sua fama di creatura misteriosa e spietata, lo fanno sembrare più grande e minaccioso. L’uomo ha un sussulto, sa che il bastone non potrebbe difenderlo se il lupo decidesse di lanciarsi alla sua gola. Istintivamente porta una mano a proteggerla. Sente il sangue pulsare nelle vene e sa che l'animale può percepire il battito convulso del suo cuore. Rimane immobile mentre il lupo si avvicina. Quando è ormai vicino s'inginocchia.

Ora gli occhi dei due sono alla stessa altezza. Quelli colmi di ombre feroci fissa

no quelli limpidi e indifesi. Qualcosa passa tra loro: le brume del fiato, umide e calde, si incontrano e si confondono, le teste si avvicinano.

Mille pensieri s’intrecciano nella mente dell’uomo. Il tempo è sospeso, fermo nell’attimo del passaggio tra il giorno e la notte.

Finalmente un suono: “Fratello”, timidamente accennato, ma pure distinto. Il lago riflette la parola, il bosco la rimanda, il sussurro diventa un grido nella mente dell'animale: “Fratello!”.

Il lupo allora si accovaccia davanti all’uomo, gli lecca gentilmente la mano sciupata. L’uomo gli accarezza il capo con reverenza. Non si sa per quanto rimangono così.

L’animale si riscuote per primo, si alza e se ne va senza voltarsi.

È notte ormai. Nessuno lo vedrà mai più.


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