"Lo strumento" di Giancarlo Bosini per IL VIZIO DI SCRIVERE - EMOZIONI IN 30 RIGHE

L'emozione è la NOIA



Edvard Munch - Melancholy (1894-96). Bergen, Kunstmuseum

Amavo il mio lavoro, l’ho sempre fatto con coscienza e scrupolo. Mai nessuno si è lamentato. Passavo ore e ore ad esercitarmi, la mia mano si muoveva in completa autonomia, quasi fosse infaticabile. Era necessario, non potevo deludere chi credeva in me. Senza superbia, posso dire di essere stato il migliore nel mio campo, il più richiesto, il più pagato. Sempre nuovi contratti, sempre in giro per il mondo, ovunque mi chiamassero, ovunque andavo. È per questo che non mi sono fatto una famiglia e ora sono qui, senza nessuno con cui condividere la monotonia delle mie giornate.

Amavo il mio lavoro, poi sono apparsi questi noduli, prima un dito, poi un altro, poi un altro ancora, fino a dare alla mia mano un aspetto deforme e nodoso.

«Purtroppo non esistono cure risolutive.» mi diceva il medico. «Le cause derivano senz’altro da un’attività caratterizzata da gesti ripetitivi, una sollecitazione eccessiva delle articolazioni delle dita.»

Amavo il mio lavoro, ma impugnare il mio strumento proprio non lo potevo più fare. Mi risultava difficoltoso fare pressione con la mano.

I miei sintomi sembrava avessero preso la rincorsa, forse un castigo per i miei peccati, ma, d’altronde, chi non ne ha? L'artrosi delle mani è una brutta bestia, una malattia a cui non c’è rimedio. Una malattia che nel tempo tende ad aumentare la sua gravità.

Amavo il mio lavoro, ora che non lo posso più esercitare le giornate sono immobili; non sopporto la ripetitività delle ore, dei minuti, dei momenti; tutto è estenuantemente invariabile.

Ancora un altro giorno, ancora il dolore alla mano che non mi abbandona. Ancora con la mia canottiera macchiata di vino a strascinarmi per casa con in mano un bicchiere. La barba sfatta, i capelli arruffati; le lancette dell’orologio girano e io che non so come passare il tempo.

Giornate di piombo, quando non sai cosa fare.


Ma oggi ho deciso, devo rompere questa monotonia insopportabile. Apro la custodia di pelle nera, estraggo lo strumento che per tanti anni è stato mio compagno di vita; rimango affascinato dalla sua lucentezza metallica. Lo porto delicatamente alla mia bocca. Da ragazzo avevo un sogno, ricordo, imparare a suonare la tromba. A fatica piego il dito. Dopo lo sparo, schizzi del mio cervello imbrattano la parete.



Giancarlo Bosini, architetto milanese e autore di romanzi gialli, nel 2011 ha pubblicato “Orazio & Company” (Edigiò Edizioni), a cui hanno fatto seguito “I disperati casi dell’ispettore Tombini” (Edigiò Edizioni - 2014), “Giallo Milano” (0111 Edizioni - 2016), “Misteriosi delitti all’Isola di Milano” (Pietro Macchione Editore – 2018) e “Venezia soluzione estrema” (Pietro Macchione Editore – 2020). Con Macchione Editore, come autore, ha inoltre partecipato alla realizzazione dell’antologia “Noi e il Sessantotto” (2018) e pubblicato il saggio “I Navigli di Milano”(2019)

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