L'investigatore dilettante (quarta parte)



Storia del giallo di Salvatore Argiolas


L'investigatore dilettante ha avuto sin dalle origini del giallo un grandissimo successo proprio perchè è slegato alle istituzioni deputate alle indagini, che hanno tantissimi uomini e con cui è difficile immedesimarsi, mentre è molto più semplice trovarsi nei panni di questi detective non professionisti e che stimolano il lettore ad anticipare le sorprendenti teorie del brillante indagatore.



Nei fascicoli che presentavano i romanzi e i racconti di Sir Arthur Conan Doyle all'inizio del secolo scorso il titolo era “Sherlock Holmes il poliziotto dilettante” dove era molto importante sottolineare che non fosse un professionista come viene messo bene in evidenza anche nel romanzo giallo di Carolina Invernizio “Nina, la poliziotta dilettante” del 1909.


Nina è una ragazza accusata di aver assassinato il ricco fidanzato e dopo essere stata prosciolta decide di indagare sull'omicidio e per farlo in modo più discreto inscena il suo suicidio e assume una nuova identità e con l'incarico di cameriera entra in casa dei parenti dell'ucciso. Nina è la prima detective del giallo italiano e mette in evidenza il fattore personale che spinge all'indagine l'investigatore dilettante.

Naturalmente un personaggio come Nina non può essere protagonista di un ciclo perché sarebbero implausibili crimini che coinvolgono sempre una ragazza oppure un uomo senza incarichi ufficiali.


Facendo una carrellata sui primi detective della storia del giallo, oltre a Sherlock Holmes, troviamo il coltissimo Augustus S.F.X. Van Dusen, Ph D. (dottore in filosofia), L.L.D. (dottore in legge), F.R.S. (membro dell'Accademia Reale) M.D. (dottore in medicina), professore di un'università non menzionata. Van Dusen, soprannominato “La macchina pensante” degno discepolo di Sherlock Holmes, è uno scienziato dell'indagine e tiene in gran conto le analisi del sangue, la balistica e altre scienze che la criminologia comincia a scoprire in quegli anni. Il suo motto è “Logica, logica, logica” e, contrariamente a molti suoi colleghi decisamente misogini, non disdegna flirtare con le belle donne. Il suo lavoro più celebre è “Il problema della cella n°13” che alcuni critici considerano tra i migliori 100 racconti gialli mai scritti.

Durante un dibattito scientifico Van Dusen sostiene che niente è impossibile se il cervello umano è adeguatamente preparato e per provarlo partecipa all'esperimento che dovrà sostanziare le sue affermazioni, venendo rinchiuso in un carcere dal quale “La macchina pensante” dovrà evadere. Riuscirà a farlo con grande inventiva e poi sbalordirà tutti spiegando come ha fatto.


Creato da Jacques Futrelle, autore americano che morì nel naufragio del Titanic nel 1912, Van Dusen è uno scienziato dell'indagine, tiene in gran conto le analisi del sangue per risolvere i problemi di identità, la balistica e altre scienze che la crimiologia inizia in quegli anni a prendere in considerazione.


Nel 1910 fece la sua comparsa sugli scenari del giallo "un piccolo prete con un viso rotondo e piatto come le focaccette di Norfolk e occhi squallidi come il Mare del Nord”.

“La croce azzurra” è il primo racconto di una lunga serie che vede protagonista padre Brown, personaggio che rispecchia la visione del mondo del suo creatore Gilbert Keith Chesterton, uno dei più celebri scrittori cattolici che diede un’impronta molto personale alla letteratura inglese della prima metà del ventesimo secolo.

Messo al riparo da questo aspetto dimesso Padre Brown riesce a risolvere ogni mistero grazie alla conoscenza delle anime dei peccatori.

“Io mi sforzo di penetrare nella mentalità dell’assassino” afferma Padre Brown, “Per la verità faccio ancora di più, mi immedesimo in lui al punto di riuscire a scorgere il mondo esterno attraverso i suoi occhi biechi e iniettati di sangue, fino al punto di diventare io stesso un criminale”.

Ogni indagine di Padre Brown è un lungo processo in cui il religioso tenta di ricreare la psicologia del colpevole in quello che può sembrare una seduta di confessione e questo metodo si discosta in modo netto da quello materiale di Sherlock Holmes basato su segni sul terreno, costruzioni logiche e “cani che non abbaiano”.

La rivelazione del mistero (dopotutto rivelazione è proprio un termine religioso) ci mostra un colpevole macerato dalla colpa e meritevole del perdono. Il suo segreto è la psicologia o, meglio la conoscenza dei peccatori, che Padre Brown, naturalmente considera un esercizio religioso.

“Quando parlate di scienza della criminologia” dice ad un americano che gli chiede di rivelare il suo metodo, “voi intendete studiare un uomo dal di fuori, come se fosse un insetto gigantesco, o un fenomeno lontano da noi, mentre il più grande orrore del male sta appunto nel fatto che è così vicino a noi, che è in tutti noi.”

Oltre a tutte queste virtù Padre Brown ha anche il grande merito di essere il capostipite di una vasta schiera di investigatori religiosi a partire dal popolarissimo Fratello Cadfael di Ellis Peters a Fratello Athelstan di Paul Doherty, da Sorella Fidelma di Peter Tremayne alla Sorella Ursula di Anthony Boucher per finire con il più celebre e dotato intellettualmente, il frate francescano Guglielmo da Baskerville creato da Umberto Eco e che agisce seguendo la filosofia espressa in questo dialogo con il suo novizio Adso da Melk:

"Quindi non avete una sola risposta alle vostre domande?" "Adso, se l'avessi insegnerei teologia a Parigi" "A Parigi hanno sempre la risposta vera?" "Mai," disse Guglielmo, "ma sono molto sicuri dei loro errori." "E voi," dissi con infantile impertinenza, "non commettete errori?" "Spesso," rispose. "Ma invece di concepirne uno solo ne immagino molti, così non divento schiavo di nessuno."

E' un giornalista invece Joseph Josephin, soprannominato Roulettabille, per la testa picola e tonda, uno dei più giovani detective della storia del giallo, visto che ha solo 18 anni nella sua prima avventura “Il mistero della

camera gialla”, giudicato da molti uno dei migliori gialli mai pubblicati.

Il simpatico e brillante Roulettabille ha il suo dottor Watson nel timido avvocato Sinclair e oltre al giallo d'esordio, il giornalista creato da Gaston Leroux è protagonista di altri sette romanzi molto influenzati dai feuilleton ottocenteschi e meno interessante dal punto di vista della narrativa poliziesca.


Pratica una professione particolare invece il Grande Merlini, protagonista di alcuni gialli di Clayton Rawson. Merlini infatti è un mago e ha aperto un negozio a New York “La bottega magica” dove può fornire "fantasmi e spettri, se si vuole, e miracoli di vario genere”.


Il mago Merlini esordisce come investigatore dilettante in “Morte dal cappello a cilindro” del 1938, originale storia di alcuni delitti impossibili che colpiscono maghi ed illusionisti. Dopo una serie di colpi di scena, il mago naturalmente svela il mistero sorprendendo con le sue teoria l'ispettore Gavilan della squadra omicidi.


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