Intervista di Tiziana Viganò a Valerio Varesi per "Gli invisibili"




La pioggia incessante che cade su Parma non riesce a lavare il male, neppure la nebbia che può velarlo, o rivelarlo. Forse la piena del Po riuscirà dove l’acqua del cielo non è riuscita, o forse no, metterà allo scoperto segreti che ha nascosto nel suo greto di sabbie e d’argille. 

Il commissario Soneri risente dell’atmosfera autunnale, lenta e triste, forse perché gli ricorda l’autunno della sua vita, che solo si ravviva grazie all’energia positiva dell’eterna fidanzata Angela, al calore dell’eccellente cibo emiliano e del vino delle colline parmensi. E’ malinconico, pessimista come sempre, ma è ostinato e non molla l’indagine che ha per le mani, sente il dovere morale di dare un nome a un morto che giace all’obitorio da tre anni. Un invisibile, uno che già in vita non aveva il diritto di essere riconosciuto. Ma scoperchierà un vaso di vermi, di peccati e di crimini scavando a mani nude nell’acqua torbida del fiume.


Romanzi d’atmosfera i suoi, di grande narrativa: la filosofia dell’esistenza percorre le pagine, con i temi della memoria e della storia passata, della sofferenza, del dolore di vivere. Seguo una strada forse impervia, quella che vuole fondere il romanzo d’inchiesta, dunque apparentemente un giallo classico, con l’approfondimento di un tema sociale. Tutto ciò richiede uno spessore psicologico nei personaggi, in primo luogo di quello seriale, Soneri, una scrittura il più possibile letteraria e un’atmosfera che rappresenti il colore di fondo della storia.

Soneri è un uomo lucido, razionale, ostinato nel suo ricercare verità e giustizia, contro tutto e tutti, anche quando sembra combattere come Don Chisciotte, seguendo fili di indizi labili o quasi invisibili… E’ un uomo che si ribella alla fredda burocrazia delle prefetture. In lui c’è sempre uno scatto di pietas umana di fronte alle persone morte e rendere loro giustizia non è più solo un compito da funzionario, ma un dovere etico.

Il commissario, sotto l’influenza del mondo acquatico, entra nel profondo di sè, sogna, medita. Quanti anni ha ora Soneri? Come è cambiato nel corso di queste numerose indagini? Quanto le assomiglia? Soneri è un uomo di mezz’età, quella in cui si comincia a riflettere sulla vita avendone trascorsa un bel pezzo. Non ha smesso di sognare e di essere curioso, ma proprio questi sogni, il prolungamento del suo mondo giovanile, si scontra con la realtà dell’oggi fatta di menti sempre più anguste, di egoismi e solitudini crescenti. Parallelamente all’incrudelirsi dei rancori collettivi, cresce in lui la rabbia. Se nelle prime inchieste era nostalgico al punto da crogiolarsi nell’abbandono malinconico, ora predominano la collera e la frustrazione di non riuscire ad arrestare una deriva che sembra senza limite. In questo mi assomiglia. Abbiamo la stessa visione del mondo

Il Po, un grande amore, in alcuni suoi libri ha un ruolo fondamentale, da protagonista. Come lei vive il suo fiume? Io vengo da una famiglia dell’Appennino e pertanto non mi è stato immediatamente familiare il fiume. Me ne sono innamorato da ventenne quando fui invitato da un uomo di Po molto colto che aveva una barca sulla riva parmense. Ho scoperto così un mondo fantastico, popolato da personaggi straordinari. Non a caso molti scrittori ne sono attratti. Torno spesso a passeggiare sulle sue sponde e ogni volta mi pare offra uno spettacolo naturale che ha il fascino di tutte le grandi forze della natura, come le montagne, il mare o i grandi laghi

Il popolo del Po emerge dalle pagine, caratteristi, macchiette o personaggi drammatici insegnano a Soneri il linguaggio del fiume: gli raccontano, attraverso storie antiche o pettegolezzi attuali tanti particolari che, come tessere minuscole di un mosaico, gli permettono di individuare l’immagine di cui ha bisogno. Casimiro soprattutto ha un ruolo importante, e affascina con il suo mondo soprannaturale, fatto di mostri acquatici e di spiriti, ma anche di ricordi e fatti reali. Il Po è popolato di questi personaggi. Guareschi diceva che non è possibile trovare gente normale da quelle parti, perché chiunque stesse sei mesi nella nebbia e tre mesi col sole che ti spacca la testa non potrebbe mai crescere normale. La gente di Po è visionaria in quanto la nebbia ti costringe a immaginare e ti fa vedere il mondo attraverso un velo trasfigurandolo. Guareschi, Zavattini, Soldati, Ligabue, Pederiali, Cibotto e, andando all’indietro, il Folengo e l’Ariosto, sono tutti dei visionari.

Ogni personaggio, anche secondario, è descritto con una grande profondità psicologica, si fa ricordare. Ciascun personaggio racconta una fetta di umanità e come tale ne deve restituire anche il modo di pensare, gli atteggiamenti e l’agire. Del resto, tra le cose che si ricordano di un romanzo una, fondamentale, sono i personaggi. Per raccontarli, però, occorre la scrittura che avvolge e tiene assieme tutto.

Il giallo moderno, soprattutto quello italiano, descrive la società con i suoi mille problemi, l’ambientazione che ogni autore sceglie e che conosce bene è un grande insegnamento per i lettori. I finali che offrono la vittoria del bene sul male offrono agli adulti ciò che le fiabe promettono ai bambini. Ma ora i confini non sono così netti: si cercano i motivi che spingono al crimine, chi crede di essere dalla parte del bene si vede come in uno specchio nel cattivo, i detective provano compassione per le loro prede… Anche nel mondo del giallo la psicologia ha fatto passi da gigante per la comprensione dell’anima umana. Soprattutto questo non è più un tipo di letteratura consolante. Anzi, direi che oggi è inquietante. Nei miei romanzi sono più numerose le domande alla fine che all’inizio, l’inverso vale per le certezze. Chiedersi perché qualcuno uccide e non solo chi è stato, è un modo di porsi tale per cui irrompe nella gabbia del giallo classico l’inquietudine portata dalla consapevolezza che non c’è solo il libero arbitrio dell’assassino, ma molte altre forze che interagiscono con lui. E’ la “depressione ciclonica” di cui parlava Carlo Emilio Gadda. E’ per questa via che il giallo conandoliano si è trasformato in romanzo sociale

Per quale motivo i thriller e i gialli hanno un così grande successo nel mondo letterario attuale? Mi piace pensare che sia perché portano dentro le loro trame ciò che ho appena detto raccontando il magma ribollente che sta sotto la superficie apparentemente tranquilla della realtà. Di fatto il loro successo è dovuto all’esasperazione della tensione narrativa attraverso il mistero che circonfonde un atto di violenza e l’equivoco che si tratti di un genere “leggero” capace di intrattenimento più che di faticosa riflessione.

La critica alla politica nei suoi libri ha sempre una grande importanza: cosa pensa del mondo politico odierno? Cos’è cambiato rispetto al passato? Cosa prevede per il futuro? Nei personaggi politici di oggi è completamente assente la politica se per essa s’intende un’idea di mondo basata su un modello culturale e ideale. Oggi, i personaggi espressi dai partiti sono grandemente ignoranti, hanno un eloquio retorico privo di pensiero e la loro visione non spazia mai oltre un mese. Un torneo di parole vuote alla ricerca del consenso estemporaneo. La politica del dopoguerra era innervata da grandi idee di società con le quali era possibile contemplare il mondo nella sua interezza della quale faceva parte l’economia non fine a se stessa, ma vista come una delle componenti di un insieme. Finite le idee l’economia si è presa tutto lo spazio erigendo come unico valore il mercato. Già nel ’29 sperimentammo cosa potesse fare il mercato lasciato senza regole, ma non abbiamo imparato niente. Quella di oggi, in definitiva, è anche una crisi economica, ma soprattutto è una crisi culturale. In questo scenario, la sinistra ha perso su tutta la linea e oggi non ha progetti da opporre al liberismo economico.

Qualche novità sul suo prossimo libro che tutti i suoi fans stanno aspettando…

Il prossimo libro non sarà un giallo con Soneri, ma tratterà dell’ambizione individuale, dell’apparire per dare un senso alla propria vita, della virtualità che si sostituisce alla realtà e della spregiudicatezza della politica.


intervista di Tiziana Viganò già pubblicata su MilanoNera

Gli invisibili: un'indagine del commissario Soneri

di Valerio Varesi

edizioni Mondadori, 2019

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