"Il venditore di rose" di Dario Sardelli. Recensione di Tiziana Viganò


La sera di San Valentino nei ristoranti girano i venditori di rose: giovani uomini dalla pelle scura che scivolano quasi invisibili tra i tavoli. Che storie si nascondono dietro il loro sorriso e i loro gesti gentili?

Il volto di uno di loro, Rubel Roy, un bengalese ventiquattrenne, elegante e distinto, non sfugge al vicequestore Spina, in forza al commissariato di Tor Pignattara a Roma che sta cenando con la sua fidanzata. Il mattino dopo lo rivede in un contesto ben diverso: sotto gli archi dell'acquedotto Alessandrino, ai margini del Pratone, sotto un cartone di ammorbidente, morto, ucciso con tanti colpi di arma da taglio. Comincia così un'indagine nelle strade di una periferia romana diventata multietnica, quasi un suq, tra palazzine popolari e baracche, templi indù e moschee, bangla-discount e macellerie halal, bische e spacciatori di yaba, la droga che viene dal Bangladesh e brucia il cervello dei consumatori.



Piersanti Spina è un uomo che può mettere la mano su una piastra rovente o prendere pugni in faccia senza battere ciglio, può sembrare un supereroe e invece ha una malattia genetica rara, una totale insensibilità al dolore e alle sensazioni che può interrompere solo per pochissimo tempo con un farmaco, giusto il tempo per fare l'amore. Uno smartwatch lo avverte di tutti i suoi bisogni corporali e dello stato di salute, dalla temperatura alla pressione al battito cardiaco, gli dice perfino quando sgranchirsi le gambe.

Un handicap che solo a volte si può tramutare in vantaggio, ma a prezzo di tormento per sempre.

"Il dolore vi dice che siete vivi, Rella. Lo sa quali creature al mondo non sentono dolore? ...Perciò ci pensi bene la prossima volta che esprime il desiderio di scambiare la sua vita con la mia. Una vita senza dolore, - sentenziò - è quanto di peggio si possa augurare."

Il vicequestore è capace, intelligente e intuitivo, legge il linguaggio non verbale e decifra i volti, smaschera le menzogne: nonostante una certa rigidità, prova sentimenti, empatia e amore, soprattutto da quando ha capito che può permettersi di esprimerli.

La sua squadra è formata da figure singolari e divertenti, ma tutti i personaggi, anche secondari, anche solo i camei, sono visualizzati al primo flash, con pochi tocchi fulminanti, caratterizzati in pochi tratti.


Roma è onnipresente con le sue contraddizioni, sia quella della periferia di Tor Pignattara sia quella, così diversa, del centro, descritta con amore e occhio critico

"Più si muovevano verso nord, più Roma diventava linda e sfavillante. La tangenziale era il bicarbonato che le lucidava i tetti come pezzi d'argenteria, stendeva le sue piazze a mo' di lenzuola al sole e sprimacciava le chiome degli alberi dei suoi viali come cuscini"

Lo scrittore, al suo romanzo d'esordio, racconta una storia triste, di cupo realismo, come tante storie che la cronaca non ci abitua a sopportare. Storie che vedono come vittime di sfruttamento, ricatti, pestaggi o addirittura di omicidi persone che arrivano da lontano, a cercere un'opportunità di vita negli eden arrugginiti d'occidente e invece incontrano razzismo, emarginazione, violenza. Storie che tutto sommato non interessano all'opinione pubblica italiana, che vengono liquidate velocemente, ma che questo libro mette in luce, avvalendosi di una grande maestria narrativa

" Fai di un uomo uno schiavo, - pensò Spina - e tutti coloro che si credono padroni infieriranno su di lui senza batter ciglio."
l'acquedotto Alessandrino a Tor Pignattara, Roma

"Il venditore di rose"

di Dario Sardelli

genere: giallo

editore: Einaudi, 2021

pagine: 234

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