"Il gioco della notte" di Camilla Läckberg. Recensione di Tiziana Viganò







Una storia di fantasia, che lascia una scia di angoscia, perchè è talmente realistica da sembrare un fatto di cronaca. E forse lo è. Il tema di un disagio giovanile che tocca livelli di patologia fino alla soluzione finale tragica e orribile. L'abilità della Läckberg rivela un grande problema sociale rivestendolo con i colori del noir, dando un ritmo inizialmente sincopato che accelera in un crescendo di tensione emotiva fino all'ultima pagina.



È la notte di capodanno: quattro adolescenti, amici da sempre, in una lussuosa villa sullo stretto di Stoccolma festeggiano e amoreggiano, abusando di alcool e pasticche. Nella casa attigua, un'altra residenza a picco sulla scogliera, i loro genitori gozzovigliano. Sono famiglie della ricca borghesia, disfunzionali quanto basta a suscitare il disprezzo e il disgusto dei loro figli: dietro un ipocrita perbenismo di facciata si nascondono turpi segreti, coportamenti violenti, alcoolismo e adulteri, vite ricche di soldi e indigenti di valori.

Liv, Anton, Max e Martina osservano e rispecchiano il vuoto esistenziale dei genitori: non osano neppure parlare tra loro dei problemi che li schiacciano, finchè un gioco ammazzatempo come un banale Monopoli degenera con penitenze e confessioni di verità - il gioco Verità e Obbligo - spingendoli verso l'abisso.


Una riflessione sulla responsabilità sociale nella genesi della violenza, sul vuoto di valori e di modelli che gli adulti forniscono ai giovani, sui labili confini tra il bene e il male.


"Il gioco della notte"

di Camilla Läckberg

genere: giallo

editore: Einaudi, 2021

pagine: 120

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