"Il giardino dei frangipani" di Laila Wadia. Recensione di Tiziana Viganò








Uno stile elegante, un ampio lessico, metafore ardite, belle immagini, suoni, odori, sensazioni che fanno volare il lettore tra la materia e lo spirito: Laila Wadia, italo-indiana, affronta un tema attuale, con una narrazione accurata e profonda, che scandaglia l'anima della protagonista e dei personaggi. L'attenta traduzione dall'inglese segue con cura il testo della scrittrice multilingue.

Gli argomenti sono importanti: la multiculturalità e l'integrazione, l'accettazione del diverso, l'adattamento, ma soprattutto il recupero di un Sè bambino, ferito e sempre dolente, da accarezzare amorevolmente, per perdonare la vita di sofferenze patite in passato e fare pace col presente. La protagonista, come la scrittrice, ha una doppia identità ed è alla ricerca di un'integrazione tra le sue due anime.


Kumari è un'orfana abbandonata in un istituto dal nome affascinante come i fiori di frangipani che lo decorano. Ma la realtà non è così bella e profumata, è difficile, faticosa e violenta per i bambini, sia maschi che femmine. Kumari, ormai sedicenne, ha la fortuna di incontrare persone giuste, che la portano in Italia e sviluppano le sue capacità di sarta e ricamatrice; Giorgio, un uomo buono, la sposa perché ha bisogno di un paravento dove nascondere la sua omosessualità, ma la ama sinceramente, e sarà sempre per lei un mentore e un amico che la stimola e la protegge.


"...mi resi conto che imparare tutto da zero, attribuire nuovi significati a vecchie parole e a vecchie abitudini era un'impresa da titani. Ma è stata anche una liberazione. Emigrare è come rinascere: nuovo passaporto, rinnovo del prestito sulla vita"

Diventata stilista di successo, a trentacinque anni sente il forte richiamo del paese natale: ha bisogno di vendicarsi di quello che ha subito, ma anche di chiudere il cerchio con storie del passato insolute. Così torna nella sua città, Bombay- Mumbay, città di infiniti contrasti, tra nuove possibilità di ricchezza e antiche, terribili miserie, una giungla del business dove, anche nei più luccicanti grattacieli, è impossibile non sentire l'odore della povertà.

"Bombay, è una galleria d'arte a cielo aperto, un santuario della sopravvivenza, dell'ingegno umano, un porto sicuro per l'anticonsumismo e il riciclaggio".

Lì c'è un angolo di pace, il cimitero cristiano di Sewri, "un neo di bellezza sul volto butterato di Bombay" dove s'intrecciano tante storie di personaggi reali, a volte quasi incredibili: Aziz, Kitty, Raja, Arman e tanti altri, storie di dolore o di riscatto, che conducono il lettore a conoscere - solo in una piccola parte - l'India dalle mille facce.

Ma c'è anche l'Italia, e la sua bella storia d'amore, pur inusuale:

"il luogo che chiamiamo casa appartiene a una geografia non fisica ma emotiva. E Giorgio era la dimora del mio destino".

Chiudo ancora con parole tratte dal libro, un romanzo da non perdere, che vi consiglio vivamente!

"Ma questa era casa mia, e non poteva essere altrimenti. Era il mio posto, che mi piacesse o no. Casa non è una destinazione, è il midollo delle tue ossa ... l'archivio del tuo cuore...Potevo anche non avere una madre, ma con l'intensità di un cataclisma mi sono resa conto che avrei sempre avuto una madrepatria...avrei potuto imparare a canticchiare una tarantella, ma solo un raag avrebbe fatto vibrare la mia anima....se da un lato il mio ordito è occidentale, voglio che la trama parli di Sherazade, delle ninfe Apsara e di Umrao Jaan".


"Il giardino dei frangipani"

di Laila Wadia

genere: romanzo

editore: Oligo, 2019

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Laila Wadia si definisce una narrastorie plurilingue e brez meja. Nata a Bombay (India), vive e lavora a Trieste. Scrive, in inglese da sempre e in italiano da qualche anno, per bisogno atavico e perché crede fermamente che l’umanità sia un unico volume. Sensibile ai temi della migrazione, della lingua, della multiculturalità e della condizione femminile, ha pubblicato vari romanzi, racconti, poesie, articoli giornalistici, opere teatrali e sceneggiature per film. Tra le opere più recenti, si ricordano: Amiche per la pelle (E/O) e Se tutte le donne (Barbera editore).



baraccopoli e grattacieli di Mumbay-Bombay


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