"Il cacciatore di tarante" di Martin Rua. Recensione di Tiziana Viganò





un interessante romanzo che unisce la suspense del giallo al racconto di antiche tradizioni e superstizioni del Salento


Quello che caratterizza il giallo italiano, rispetto agli equivalenti stranieri, è l'attenzione verso la società, l'ambiente, la storia e le tradizioni, il tutto legato ai territori d'origine degli scrittori, che sanno quindi scavare a fondo in una realtà che conoscono bene, donandoci romanzi che vanno ben oltre il genere giallo, così come viene definito.


Così Martin Rua ci regala un romanzo di grande interesse, trattando nei dettagli un argomento non troppo conosciuto, a meno che non si sia assistito alle inquietanti, ma seducenti esibizioni delle ballerine di pizzica: il tatantismo. Ragni o che altro? Cosa causava i deliri delle sventurate che venivano calate dalle trarante? E l'incubo della Malombra, il ragno peggiore, il mostro demoniaco che si nascondeva nelle grotte sotterranee del Salento?


Ambientato nel paese immaginario di Ariadne, vicino a Nardò nel 1870, poco dopo l'Unità d'Italia, così mal sopportata dalle genti del Sud, "Il cacciatore di tarante" vede due investigatori dal carattere opposto mandati dal Ministero a indagare sulle troppe morti di donne. Il duca Carlo Caracciolo De Sangro, medico anatomopatologo napoletano, ma originario di Ariadne, massimo conoscitore di ragni, e l'ispettore di polizia torinese,Giovanni Dell'Olmo, famoso per aver dato la caccia, invano, al pluriomicida detto "L'Imbalsamatore".


Il nuovo contro il vecchio, l'innovazione contro la tradizione, la lucida razionalità contro antiche credenze e superstizioni: due mondi che si scontrano duramente, ma che, alla fine, saranno più vicini di quanto si potesse prevedere, oltre gli stereotipi e i preconcetti.


Donne vittime, qui come sempre nella Storia: fatti di ordinaria violenza perchè sotterrata sotto cumuli di omertà, superstizioni, pregiudizi: rispetto al passato le storie hanno cambiato la forma, ma non la sostanza.



Una lettura intrigante, che appassiona nella sequenza delle indagini che costituiscono la trama gialla, ma che affascina per la sapienza narrativa dello scrittore Martin Rua, che ha saputo parlare di un argomento così scabroso intrattenendo i lettori con la suspense della storia.

Tutto questo con uno stile elegante, ma di scorrevole lettura, ricco di citazioni e rimandi a libri e autori amati dallo scrittore, inframmezzato con frasi in dialetto salentino rivisitato (come Camilleri faceva col siciliano), in piemontese e napoletano e in dialetto grieco, una lingua che va scomparendo. Per non parlare della documentazione meticolosa sulle antiche tradizioni.Imperdibile!

Un bel romanzo, che consiglio ancor più oggi, 25 novembre, "giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne".


Il cacciatore di tarante

di Martin Rusa

genere, giallo

editore: Rizzoli

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